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giovedì 25 aprile 2019

Da maggio cambiano gli orari degli Sportelli Linguistici di Pomaretto


L'Occitano Contemporaneo: prenotazioni entro il 6 maggio per il nuovo laboratorio linguistico dell'Associazione Scuola Latina

Inizia l'8 maggio il nuovo laboratorio di lettura in occitano volto a leggere in lingua i testi di scrittori contemporanei.

Iscrizioni entro il 6 del mese, scrivendo a scuolalatina@scuolalatina.it 
oppure chiamando il numero 327 3816584.


Terzo appuntamento con le visite in lingua ai musei del territorio

La terza visita guidata in occitano ai musei della Val Germanasca è prevista per sabato 4 maggio, alle ore 10, al Museo dei Salsin, a Salza di Pinerolo.
Chi volesse partecipare alla visita può farlo, scrivendo a scuolalatina@scuolalatina.it 
(informazioni anche telefonando al 327 3816584).


mercoledì 17 aprile 2019



In vista della partecipazione al Salone Internazionale del Libro, sto raccogliendo pensieri, suggerimenti, racconti, idee e tutto ciò che vi venga in mente rispetto al tema "#lingueminoritarie: perchè parlarne?". 

Siete madrelingua patouà o francese? Avete imparato queste lingue in famiglia? A scuola?

Cosa manca,secondo voi, nelle attività di tutela e valorizzazione di queste lingue?

 Sono attività utili oppure no?

Commentate! Commentate! Commentate!

martedì 9 maggio 2017

La lingua minoritaria come bene culturale


La comunicazione è da sempre un’esigenza prioritaria per l’essere umano e uno dei mezzi maggiormente utilizzati a questo scopo è la lingua. Ognuno di noi viene in contatto con diversi linguaggi: la lingua madre, quella che viene trasmessa direttamente dalla famiglia d’origine, le lingue dell’ambiente in cui si cresce, le lingue imparate a scuola e quelle utilizzate nel mondo lavorativo. La lingua è, dunque, “qualcosa” che permea la vita quotidiana di tutti noi, ma che spesso viene data quasi per scontata; ci accorgiamo di quanto è importante comunicare solo quando, per qualche ragione, ci troviamo ad essere impossibilitati a farlo. Questo spesso implica che le persone non percepiscano la lingua come un elemento da tutelare o valorizzare, tuttavia la nostra storia è permeata di situazioni in cui l’identità culturale e linguistica delle comunità è stata messa in dubbio e minata. 

Per questa ragione sono da considerarsi particolarmente importanti l’art. 6 della Costituzione Italiana che recita “la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”, consentendo l’emanazione di apposite norme per la tutela e la valorizzazione di tali idiomi. La norma si inserisce, secondo una visione più ampia, nell’affermazione del principio del pluralismo che contrassegna la democrazia italiana, e costituisce la condizione dell’approvazione, avvenuta nel 1999, della L.482, la quale individua le modalità di tutela e valorizzazione di 12 minoranze linguistiche presenti nella penisola italiana, tra le quali il francese e l’occitano che interessano numerosi comuni del Pinerolese.
Oggi questo tipo di tutela presenta una duplice valenza: una conservativa di tipo storico-culturale, che vede la lingua come testimonianza di quel patrimonio immateriale tutelato anche dalla Convenzione dell’UNESCO del 2003; l’altra legata all’attualità e in grado di relazionarsi strettamente con i fenomeni migratori e con la presenza e l’inserimento di nuove minoranze etnico-linguistiche.  

Dal punto di vista conservativo e di salvaguardia, i patrimoni orali e immateriali dell’umanità vengono considerati, dalla visione portata avanti dall’UNESCO, come vere e proprie espressioni della cultura immateriale e affiancate a tutti quei capolavori rappresentati da “cose” tangibili che, tradizionalmente, sono tutelate da tempo. In tale definizione rientrano: “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana”.

Si tratta, quindi, di una definizione molto ampia che necessita dell’applicazione di una serie di criteri specifici a cui il “bene immateriale” deve rispondere per essere inserito nella lista UNESCO: il linguaggio in questo caso viene considerato nella sua accezione più moderna, vale a dire come “mezzo” di trasmissione di tutti i saperi, le prassi e le rappresentazioni di generazione in generazione. Per questa ragione, nella lista dei patrimoni immateriali tutelati dall’UNESCO non troveremo le lingue storiche minoritarie così come le vediamo, ad esempio, elencate nella Legge 482/99, ma ne intuiremo l’importanza proprio come mezzo di formazione delle nuove generazioni rispetto a tali tradizioni. Si tratta di una visione particolarmente importante che ci mette al riparo dall’idea di proporre attività di tutela che implichino una “musealizzazione” della lingua, la quale, al contrario, deve essere sempre interpretata come un bene vivo, in costante cambiamento  e trasformazione ed elemento fondante delle comunità anche e soprattutto nella conservazione delle proprie tradizioni ed espressioni artistiche.


mercoledì 8 aprile 2015

FR & OC nelle scuole: #AvventuraMedioevale (5)

Arnaud in Val Germanasca: il Palaizas di Perrero


Castelli medievali in Val Germanasca: in pochi sanno della loro esistenza, ancora meno persone sono in grado di trovarne i resti, ma al tempo di Arnaud, questo doveva essere un castello maestoso e imprendibile.
Chissà cosa nascondono le sue mura... Cosa racconterebbero queste pietre se potessero parlare..
Quale leggenda è legata a questo castello? Cosa succede ad Arnaud quando arriva a Perrero?

A queste e a molte altre domande...rispondete voi!
Inventate una leggenda, una favola o un racconto ambientato al Palaizas di Perrero, utilizzando le parole in francese che abbiamo imparato insieme nelle prime lezioni.


Foto: Simona Pons - Luca Grande - http://atlante-operefortificate.blogspot.it/

[continua...]

lunedì 17 novembre 2014

Crescendo in Lingua 2013/2014: La cloccha de moun pai





Nella sua ricca produzione artistica, letteraria e musicale Guido Ressent ha toccato i vari temi della vita del secolo scorso e tra questi ha anche prodotto una lirica avente per tema l’emigrazione che ha sempre rappresentato, oltre ad un’innata voglia di nuove scoperte, un’opportunità di lavoro e di ricchezza. Ci racconta che almeno un centinaio di persone del Comune di Roure hanno cercato fortuna soprattutto in Francia, riuscendo non soltanto a raggiungere un benessere economico ma a sviluppare le varie attività fino a diventare essi stessi datori di lavoro specialmente nel campo della ristorazione, aprendo ristorant ed hotel ancora attualmente in auge. Molti giovani valligiani partivano consci di dover fare i lavori più umili; la val Chisone ha sempre prodotto i camerieri più qualificati e nell’arco degli anni, con grandi sacrifici, hanno addirittura rilevato le attività dove erano entrati come inservienti. Il particolare dell’emigrazione di cui parla Guido nella sua poesia Lâ clòccha dë moun paî deve essere collocato storicamente tra la fine 800 ed inizio 1900. La poesia sfiora questo tema anche personale trattandosi di un pezzo della vita di suo padre Vittorio, classe 1873, che all’età di 18 anni, una “bella mattina” partì a piedi dalla frazione Combal di Castel del Bosco alla volta della Provenza in Francia, da dove era giunta la voce che cercavano manovali ed operai generici. Al tramonto, dopo 60 chilometri negli scarponi, arrivò finalmente al confine del Monginevro dove rischiò d’essere arrestato perché non aveva le “carte in regola”. Ma il giovane Vittorio non si scoraggiò e riuscì a sottrarsi all’attenzione dei gendarmi percorrendo ripidi pendii sconosciuti che lo portarono in quel di Briançon. Di lì, proseguì verso il cuore della Provenza arrivando alle porte di Marsiglia dove cominciò a lavorare come manövre da marson - manovale in un impresa edile. Non ebbe mai difficoltà a farsi capire in quanto, a quei tempi, anche gli indigeni del posto parlavano la lingua provenzale che ha affinità col patouà delle nostre valli. Però quando andava a dormire stanco morto dopo 14 ore di lavoro e la sua mente ripassava la giornata di lavoro mentre il suo cuore era gonfio di nostalgia per la famiglia, gli amici, il paese, udendo i rintocchi delle campane della chiesetta, si ricordava sempre dei rintocchi di quelle del suo paese in val Chisone e sognava di ritornare ed intraprendere un nuovo lavoro in Italia. Il ritorno dalla Francia non fu più tanto complicato come quello dell’andata, in quanto non ebbe più problemi alla frontiera ed inoltre aveva in tasca qualche bel franco da investire. La sua permanenza in Provenza durò appena due anni e quando rientrò in Italia, forte nelle braccia e generoso nello spirito dopo l’esperienza fatta all’estero, riuscì ad ottenere dal Comune di Roure la gestione del mulino di Villaretto Chisone, tenendolo per almeno 60 anni e quando, in seguito a varie diatribe burocratiche legate alla gestione dell’acqua per il funzionamento del mulino del grano e di tutti gli altri cereali coltivati da ogni famiglia anche su terreni brulli ed impervi, dovette abbandonarlo, ne fece una malattia.

Questo frammento di letteratura occitana racconta uno spezzato di emigrazione che ha gli stessi toni accorati e drammatici dell’emigrazione dei giorni nostri ed, ora come allora, torna a galla il concetto dell’intruso che viene a rubare il lavoro anche se si tratta di lavori che nessuno vuole fare.

In tutte le composizioni di Guido Ressent si percepisce molto chiaramente l’azione del protagonista, il suoni dell’ambiente, i profumi della natura e lo stato d’animo del soggetto che l’autore con versi toccanti riesce a far affiorare nelle sue rime.