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venerdì 26 gennaio 2018

Co-progetta con noi le attività dello Sportello Linguistico

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha stabilito gli stanziamenti dei fondi da dedicare alle attività di tutela e valorizzazione del Patouà e del Francese: le Unioni Montane e gli Sportelli Linguistici hanno bisogno di voi per progettare al meglio le attività per il 2019!

COME FUNZIONA?
Secondo le linee strategiche ministeriali, il territorio pinerolese può richiedere, in totale:
 77.891,25 € per attività inerenti la lingua occitana
127.495,00 € per quelle sulla lingua francese.

I finanziamenti della Legge 482/99 sono una fonte importante per enti ed associazioni culturali per poter svolgere attività di tutela e valorizzazione delle lingue storiche minoritarie ed è importante che tutti voi collaboriate per farci sapere di cosa ha bisogno il territorio.
Se le richieste sono ammissibili a partecipare secondo il regolamento ministeriale, esse verranno inserite nella richiesta di finanziamento elaborata dall' Unione Montana del Pinerolese per quanto riguarda la lingua francese e dall'Unione Montana dei Comuni delle Valli Chisone e Germanasca per la lingua occitana e saranno valutate dalla Commissione della Presidenza del Consiglio dei Ministri.


COSA PUO' ESSERE FINANZIATO?
Il Bando ministeriale prevede, come di consueto, 4 linee di attività finanziabili:
  • SPORTELLI LINGUISTICI (75% del finanziamento totale): deve garantire il servizio di un operatore con competenza attiva della lingua minoritaria per attività di traduzione e consulenza linguistica; comprende anche attività di back office e deve garantire l'informatizzazione dei servizi e la fruibilità dei dati relativi alla propria attività. Gli Sportelli Linguistici delle Unioni Montane curano, inoltre, tutto il procedimento amministrativo di richiesta, gestione e rendicontazione dei finanziamenti;
  • FORMAZIONE LINGUISTICA (10% del finanziamento totale): deve essere finalizzata all'acquisizione di competenze attive nell'uso orale e scritto della lingua minoritaria ed è rivolta in via prioritaria al personale delle P.A., ma aperta al pubblico;
  • PROGETTI A CARATTERE CULTURALE (10% del finanziamento totale): sono progetti volti a promuovere l'uso della lingua minoritaria in diversi ambiti culturali che devono prevederne l'uso attivo durante tutta la realizzazione;
  • TOPONOMASTICA (5% del finanziamento totale): può essere attuata soltanto a cadenza decennale e valorizzare l'identità territoriale dei luoghi attraverso i nomi in lingua minoritaria.


COSA FANNO LE UNIONI MONTANE?

Gli Sportelli Linguistici delle Unioni Montane raccolgono suggerimenti e idee progettuali dalle associazioni, dagli amministratori e dalla popolazione e, una volta vagliata la conformità con le linee guida previste dal bando (consultabile integralmente qui), predispongono una richiesta di finanziamento e la propongono alla Regione Piemonte e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

A distanza di circa 6-9 mesi dalla richiesta, il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie comunica l'entità del finanziamento accordato: è il momento per gli Sportelli delle Unioni di predisporre il progetto esecutivo in cui si rimodulano i progetti alla luce di quanto indicato dalla Presidenza e si dettagliano le attività.

Una volta ricevuto il nulla osta dalla Regione Piemonte e impegnati i fondi nei bilanci degli enti, le Unioni pubblicano dei bandi rivolti alle associazioni culturali che rispondono alle caratteristiche richieste dalla Circolare attuativa della Legge 482/99 per l'affidamento dei vari servizi.

Al termine delle attività occorre stilare un rendiconto di tutto ciò che è stato fatto e trasmetterlo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Regione Piemonte.
*** 

Avete idee, suggerimenti o progetti da sottoporci? Contattateci!


Simona Pons
Sportello Linguistico per la Tutela e Promozione della Lingua Minoritaria Storica Occitana
Unione Montana dei Comuni delle Valli Chisone e Germanasca
0121/525303 - 346.60.98.402
occitano@sportellolinguisticopinerolese.it

 ***
Cristina Chioni
Sportello Linguistico per la Tutela e Promozione della Lingua Minoritaria Storica Francese
Unione Montana del Pinerolese
0121/520028 - 347.96.07.849
francese@sportellolinguisticopinerolese.it

venerdì 15 dicembre 2017

In partenza i nuovi corsi gratuiti di Francese a Torre Pellice

La Fondazione Centro Culturale Valdese di Torre Pellice organizza 
i nuovi corsi di lingua francese per l'anno 2018!

Vi ricordiamo che la partecipazione ai corsi è gratuita in quanto facenti parte del progetto di tutela e valorizzazione delle lingue storiche minoritarie, ai sensi della L. 482/99, ma che è obbligatoria l'iscrizione.
 

mercoledì 29 aprile 2015

FR & OC nelle scuole: #AvventuraMedioevale (8)

Il viaggio di Arnaud: Fenestrelle e il suo Castello

Alla fine anche il nostro Arnaud ha trovato un posto per stabilirsi, senza più girovagare tra la Francia e il Pinerolese: a metà della Val Chisone, poco a monte rispetto ad altre castelli già presenti, il nostro amico, ormai ordinato cavaliere, decide di costruire la sua abitazione.

E, di conseguenza, eccolo qui, come lo vediamo ancora oggi Chateau Arnaud, diventato poi più conosciuto come "la colombaia" del più famoso Forte di Fenestrelle.

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DAI CASTELLI MEDIEVALI AL FORTE DI FENESTRELLE
Il forte di Fenestrelle ha una storia più breve e conosciuta ma, nonostante la sua mole, non vi è stato un gran fiorire di leggende riguardo alle varie sue parti, così come i suoi angoli particolari, i suoi dettagli caratteristici non hanno favorito la nascita di storie fantastiche.


Una singolare eccezione a questa regola è senz'altro quella che riguarda la torretta tozza e bassa posta su di un impervio roccione a monte del forte Tre Denti, caratteristica postazione di vedetta in posizione strategica, tale da consentire ad un solo uomo di controllare bassa e alta valle. Si racconta che al momento della costruzione, i militari con gran lena innalzavano le pareti della garitta, sovrapponendo una pietra all'altra e legandole con la malta. La fatica era immane, il sudore colava dalle fronti ma i soldati, spronati dal sottufficiale che sovrintendeva alla costruzione, facevano salire i blocchi di granito e li disponevano con grande maestria. Prendevano così forma le feritoie di osservazione e la costruzione saliva di quota, giungendo finalmente al tetto.
Qui venivano messe in posa le lose di copertura e, al calar delle tenebre, la costruzione poteva dirsi conclusa. Ma il mattino dopo, raggiungendo la posizione per iniziare i lavori di un nuovo lotto, i soldati si trovarono di fronte ad uno spettacolo disarmante: della garitta non vi era più traccia, le lose della copertura erano spaccate e sparse tutt'intorno, le pietre della muratura altrettanto. Non vi erano indizi ad avvalorare l'ipotesi del cedimento strutturale, ma non sembrava trattarsi di un semplice crollo: pareva proprio che qualcuno, magari qualche forza non terrena, si fosse divertita a distruggere quel che gli uomini avevano costruito con tanta fatica. Sconfortati ed anche, perché no, preoccupati per l'insondabile che si celava dietro al fatto, i lavoranti si apprestarono a ripetere le operazioni che tanto sforzo erano costate appena il giorno precedente. Di nuovo la struttura venne eretta, di nuovo la garitta fu completata e trovò il suo posto a guardia dei due versanti della valle. Ma di nuovo, la mattina seguente, lo spettacolo che si presentò ai lavoranti fu tremendo: la garitta non c'era più, era stata nuovamente distrutta!
Quella che il giorno precedente, nella prima occasione, era soltanto una frase pronunciata a mezza voce, quasi con vergogna, ora si trasformava in grido: "Questa è opera del diavolo!" ed il concetto era rafforzato dal forte odore di zolfo che regnava in quella zona.
Per la terza volta, con animo sempre più sconfortato, i soldati diedero inizio alla costruzione: i lavori procedevano sempre più lentamente, vuoi per la stanchezza, vuoi per la sensazione di inutilità dell'operato di cui era preda l'intera guarnigione. Così, questa volta, all'imbrunire la costruzione era giunta solo a poco più di metà, ed il comandante ordinò la sospensione delle attività per quel giorno; deciso a non permettere una ulteriore distruzione, diede ordine che il manufatto fosse sorvegliato nel corso dell'intera nottata ed impartì precise disposizioni affinché venisse fatto fuoco verso chiunque avesse osato soltanto avvicinarsi.
I turni di guardia si succedettero, con timori crescenti da parte dei comandati, i quali scrutavano le tenebre con la paura di veder spuntare il demonio sotto chissà quali sembianze, pronto a reiterare la sua malvagia beffa ancora una volta. Ma nulla di questo avvenne. Al risveglio tutti i militari di stanza al forte volsero lo sguardo verso la garitta e la ritrovarono là dove l'avevano lasciata la sera precedente, incompleta ma in piedi. Fu così che il governatore, visto il successo dell'operazione, non volle forzare il destino e decise di non procedere ad altri lavori. Il demonio, dal canto suo, evidentemente si considerò pago dei problemi causati e lasciò in pace il forte. Da quel giorno la garitta che si erge sul picco quasi a metà salita viene chiamata "garitta del diavolo”, ma, visti i gravi problemi connessi alla sua costruzione rimase sempre pervasa da un’aura di mistero e, con il tempo, divenne il luogo punitivo, dove venivano mandati i soldati che non rispettavano le regole o si comportavano male: per loro gli ordini erano di andare a fare i guardiani nella Garitta la quale, come abbiamo detto, oltre ad essere un luogo carico di sventura, era sita in un’area difficilmente raggiungibile.
Ma non è finita qui: quando un soldato veniva mandato nella Garitta per svolgere il suo ruolo di sentinella, egli era solito portare con sé una candela da accendere una volta rimasto lassù da solo. Questo gli permetteva di non rimanere nel buio più completo e gli teneva anche un po’ di compagnia nelle lunghe e solitarie ore della veglia notturna. Spesso, però, accadeva che la fiamma della candela si spegnesse improvvisamente. Inizialmente i soldati attribuivano questi spegnimenti repentini alle correnti d’aria che nella Garitta erano all’ordine del giorno, vista la sua posizione, ma con il passare del tempo, le candele si spegnevano sempre più spesso e, di nuovo, tra i soldati si fece strada il sospetto che anche questi spegnimenti fossero opera del Diavolo.

Un grazie particolare a Roberto Bourcet 
e a Simona Brunet per la collaborazione e l'aiuto

mercoledì 15 aprile 2015

FR & OC nelle scuole: #AvventuraMedioevale (6)

Il viaggio continua: Carcassonne


Arnaud torna in Francia e giunge in una delle città fortificate più belle del Sud del paese e..anche qui scopre una leggenda particolare che ci spiega l'origine del nome della città...

Cette légende donne une explication au nom de la Cité de Carcassonne.

Elle remonte à l'epoque de l'occupation de la Cité par les Sarrasins, alors que Charlemagne et son armée, aux portes de la Cité, tentaient de les en chasser.

Une princesse était à la tête des chevaliers de la Cité après la mort de son mari. Il s'agit de la Princesse Carcas.

Le siège dura 5 ans. Mais au début de la sixième année, la nourriture et l'eau se faisaient de plus en plus rares. Dame Carcas voulut faire l'inventaire de toutes les réserves qu'il restait. Les villageois lui amenèrent un porc et un sac de blé. Elle eut alors l'idée de nourrir le porc avec le sac de blé puis de le précipiter depuis la plus haute tour de la Cité au pied des remparts extérieurs.

Charlemagne et ses hommes, croyant que la Cité débordait encore de vivres au point de gaspiller un porc nourri au blé, leva le siège. Voyant l'armée de Charlemagne quitter la plaine devant la Cité, Dame Carcas remplie de joie par la victoire de son stratagème décida de faire sonner toutes les cloches de la ville. Un des hommes de Charlemagne s'écria alors "Carcas sonne !", d'où le nom de la Cité.

Proviamo a creare un fumetto della leggenda, con l'ausilio dei personaggi creati dal Centre de Monument Nationaux de France










[continua...]

mercoledì 8 aprile 2015

FR & OC nelle scuole: #AvventuraMedioevale (5)

Arnaud in Val Germanasca: il Palaizas di Perrero


Castelli medievali in Val Germanasca: in pochi sanno della loro esistenza, ancora meno persone sono in grado di trovarne i resti, ma al tempo di Arnaud, questo doveva essere un castello maestoso e imprendibile.
Chissà cosa nascondono le sue mura... Cosa racconterebbero queste pietre se potessero parlare..
Quale leggenda è legata a questo castello? Cosa succede ad Arnaud quando arriva a Perrero?

A queste e a molte altre domande...rispondete voi!
Inventate una leggenda, una favola o un racconto ambientato al Palaizas di Perrero, utilizzando le parole in francese che abbiamo imparato insieme nelle prime lezioni.


Foto: Simona Pons - Luca Grande - http://atlante-operefortificate.blogspot.it/

[continua...]

mercoledì 1 aprile 2015

FR & OC nelle scuole: #AvventuraMedioevale (4)

Il viaggio di Arnaud: Tarascon


Ed ecco la prima tappa del viaggio di Arnaud: Tarascon, nel Sud della Francia...
con un blasone un pochino inquietante...


Che strano animale...cosa sarà?

La tradition provençale rapporte qu'une barque miraculeusement guidée au travers de la tempête vint aborder un jour non loin de l'embouchure du Rhône, sur la rive où s'élèvent aujourd'hui le village et l'église des Saintes Maries de la Mer. Elle contenait Lazare le ressuscité, sa soeur Marthe, Marie de Magdala et d'autres compagnons ou amis du Christ que les Pharisiens avaient voulu faire périr en les exposant sur les flots dans une nef sans voile ni gouvernail. Sitôt qu'ils eurent échappé à la mort, les saints personnages se dispersèrent pour annoncer l'Evangile à toutes les populations de Provence ; le chemin de Sainte Marthe fut le long du Rhône qu'elle remonta en prêchant la parole de vie et en multipliant les miracles autour d'elle.
 
Les populations habitant les bords du fleuve en aval d'Avignon éprouvaient alors les fureurs d'un monstre qui désolait les campagnes et dévorait hommes et bétail. C'était un dragon à longue queue, dont la gueule rappelait celle du lion et dont le dos était protégé par une forte écaille de tortue qui le rendait invulnérable.

On le nommait « Tarasque » et on le croyait sorti des abîmes marins, des eaux du Rhône peut-être. Les habitants du pays, terrorisés, n'osaient plus approcher du repaire de la Tarasque et rendaient même au monstre un culte superstitieux lorsque le bruit des miracles accomplis par Sainte Marthe parvint à leurs oreilles. Elle a juste regardé profondément dans ses yeux la Tarasque. La bête se laissa conduire docilement en laisse par la Sainte et descendit dans le Rhône et disparut.

Questa leggenda è un'ottima occasione per imparare qualcosa in più sui "bestiari medievali" e, perchè no, inventare un animale fantastico da dipingere sul nostro scudo: così sarà unico e..soltanto nostro!

 
 BESTIARI MEDIEVALI

Il bestiario, o bestiarium, è un testo che descrive gli animali, o bestie. Nel medioevo si trattava di una particolare categoria di libri, che raccoglievano brevi descrizioni di animali (reali e immaginari), accompagnate da spiegazioni moralizzanti e riferimenti, spesso tratti dalla Bibbia.

Questi libri, si diffusero soprattutto tra Francia e Inghilterra nel XIII-XIV secolo. Le ragioni della loro diffusione sono molteplici: da una parte, le minori conoscenze scientifiche determinavano un forte attaccamento alle tradizioni locali e leggende pervenute da lontano, ma incrementarono anche la fantasia umana circa la propria condizione storica geografica e territoriale. Quei tempi erano caratterizzati dal fatto che i paesi erano fortificati e isolati a causa delle numerosissime invasioni ed erano, spesso, collocati a ridosso di un bosco il quale garantiva un'ottima rifornitura di legname; nasceva, così, un legame di dipendenza con la foresta, la quale, però, esercitava anche una sorta di fascino ed inquietudine, dato che al tramontare del sole il bosco era profondamente sinistro e frequentato solo dai suoi inquilini selvaggi come lupi o altri animali.

mercoledì 25 marzo 2015

FR & OC nelle scuole: #AvventuraMedioevale (3)

Abbiamo capito che in epoca medievale le acque non erano poi così tranquille: battaglie, cavalieri, assedi, armi e...castelli...attrezzati di tutto punto per difendere i re e le regine che si potevano rifugiare al loro interno.
Ho come l'impressione che i castelli saranno una tematica che ci accompagnerà per un bel pò in questa avventura, visto che il buon Arnaud ha deciso di intraprendere un viaggio nel Sud della Francia e nelle Valli Pinerolesi alla ricerca di avventure e di nuove storie da imparare e raccontare..

Intanto, però, prima di partire è meglio che Arnaud si procuri almeno un écu per difendersi dai potenziali nemici che potrebbe incontrare nel suo cammino...
... e, visto che lo accompagnamo, potremmo procurarcelo anche noi!

Detto, fatto! Ma..lo sapete che la forma degli scudi cambia a seconda del periodo e della nazionalità? E le partizioni? E i colori?

Tante scelte da fare prima di costruirlo, meglio farci aiutare da una scheda:


E...non penserete mica di cavarvela con una lezione così facile, vero?
Cosa vi ricordate del vocabolario imparato la scorsa volta? Verifichiamolo, risolvendo un puzzle di lettere:


** attenzione: per rendere le cose più difficili, c'è un trucco: alcune parole dell'elenco non si trovano nel puzzle...tutte queste parole sono accomunate da...dall'avere al loro interno accenti e diacritici. Cosa sono? Buona occasione per spiegarvelo!

Simona Pons
Sportelli Linguistici della Comunità Montana del Pinerolese

[continua...]

mercoledì 18 marzo 2015

FR & OC nelle scuole: #AvventuraMedioevale (2)

Abbiamo detto che Arnaud ha dovuto studiare molto per poter diventare un cavaliere, quindi...dovremo studiare molto anche noi!

Ma prima di tutto, abbiamo bisogno di un distintivo, che riporti il nostro nome e ci ricordi che stiamo lavorando per imparare meglio il Francese...in compagnia, come sempre, del nostro amico Galletto!


E poi...scopriamo qualcosa in più su questo Medioevo: per alcuni è un ripasso delle lezioni di storia già svolte, per altri è una novità assoluta...per tutti, farlo in lingua francese è una cosa inaspettata.

Ecco un link di un sito francese sul Medioevo da cui possiamo trarre interessanti attività...

... e alcune schede didattiche presenti sullo stesso sito:






Bhè...sono decisamente tante cose da sapere e da imparare!
Chissà se Arnaud si immaginava di dover studiare tutte queste cose prima di diventare cavaliere..e chissà se dopo averle scoperte è ancora convinto della sua scelta?!

Sicuramente ci vuole uno stratagemma per creare un pò di vocabolario medievale in lingua francese senza annoiarci troppo.. personalmente ho proposto un gioco: tanti biglietti con tante parole-chiave contenute nelle schede didattiche, ognuno ne pesca uno e cerca di capire, dal contesto, la corretta traduzione. Poi le trascriviamo tutti insieme sul quaderno...perchè queste parole ci serviranno...eccome se ci serviranno!!
Simona Pons
Sportelli Linguistici Comunità Montana del Pinerolese


[continua...]

mercoledì 11 marzo 2015

FR & OC nelle scuole: #AvventuraMedioevale (1)

Nel corso di quest'anno scolastico, ho nuovamente avuto l'occasione di portare le lingue storiche minoritarie nelle scuole del territorio e ho proseguito una bella esperienza iniziata due anni fa presso la Scuola Elementare di Inverso Pinasca. Colgo l'occasione per ringraziare Stefania Micol, la maestra che mi sta accompagnando in questa breve avventura, per la sua competenza e la sua disponibilità.

L'idea di quest'anno è stata quella di approfittare delle lingue storiche minoritarie per ripassare un pò di storia ed accompagnare i ragazzi alla scoperta di angoli del territorio (della Francia e delle Valli Pinerolesi) a loro sconosciuti...ragion per cui, ci siamo lanciati nella nostra #AvventuraMedievale!


Il personaggio che ci accompagna in questa avventura è lui: Arnaud...bhè nel disegno lo vedete alla fine della sua avventura che lo ha portato a viaggiare e studiare molto, ma...

Arnaud est un enfant, né en France.
Sa famille était très pauvre: son père était un fermier et sa mère se occupait de la maison, des enfants et des animaux de la ferme.

Mais..Arnaud avait un rêve: il voulait devenir un chevalier!
Il voulait avoir une armure, un cheval...et tournez la France et le monde à la recherche d'aventure...

E...allora che #AvventuraMedievale sia!!!

"Ma...lo sapete che cosa  doveva fare un giovanotto per poter diventare un famoso cavaliere?"

 "Comprarsi un cavallo?"
" Avere armatura, una spada, delle armi?"
"Andare in battaglia?" 

 "Vero, ma prima di tutto....deve studiare! Deve conoscere qualcosa dell'epoca in cui vive, deve imparare la geografia altrimenti durante i suoi viaggi...si perderebbe! Allora accompagnamo Arnaud nella sua avventura e...scopriamo qualcosa in più del Medioevo francese!"

Simona Pons
Sportelli Linguistici Comunità Montana del Pinerolese


[continua...]

 

lunedì 17 novembre 2014

Crescendo in Lingua 2013/2014: La cloccha de moun pai





Nella sua ricca produzione artistica, letteraria e musicale Guido Ressent ha toccato i vari temi della vita del secolo scorso e tra questi ha anche prodotto una lirica avente per tema l’emigrazione che ha sempre rappresentato, oltre ad un’innata voglia di nuove scoperte, un’opportunità di lavoro e di ricchezza. Ci racconta che almeno un centinaio di persone del Comune di Roure hanno cercato fortuna soprattutto in Francia, riuscendo non soltanto a raggiungere un benessere economico ma a sviluppare le varie attività fino a diventare essi stessi datori di lavoro specialmente nel campo della ristorazione, aprendo ristorant ed hotel ancora attualmente in auge. Molti giovani valligiani partivano consci di dover fare i lavori più umili; la val Chisone ha sempre prodotto i camerieri più qualificati e nell’arco degli anni, con grandi sacrifici, hanno addirittura rilevato le attività dove erano entrati come inservienti. Il particolare dell’emigrazione di cui parla Guido nella sua poesia Lâ clòccha dë moun paî deve essere collocato storicamente tra la fine 800 ed inizio 1900. La poesia sfiora questo tema anche personale trattandosi di un pezzo della vita di suo padre Vittorio, classe 1873, che all’età di 18 anni, una “bella mattina” partì a piedi dalla frazione Combal di Castel del Bosco alla volta della Provenza in Francia, da dove era giunta la voce che cercavano manovali ed operai generici. Al tramonto, dopo 60 chilometri negli scarponi, arrivò finalmente al confine del Monginevro dove rischiò d’essere arrestato perché non aveva le “carte in regola”. Ma il giovane Vittorio non si scoraggiò e riuscì a sottrarsi all’attenzione dei gendarmi percorrendo ripidi pendii sconosciuti che lo portarono in quel di Briançon. Di lì, proseguì verso il cuore della Provenza arrivando alle porte di Marsiglia dove cominciò a lavorare come manövre da marson - manovale in un impresa edile. Non ebbe mai difficoltà a farsi capire in quanto, a quei tempi, anche gli indigeni del posto parlavano la lingua provenzale che ha affinità col patouà delle nostre valli. Però quando andava a dormire stanco morto dopo 14 ore di lavoro e la sua mente ripassava la giornata di lavoro mentre il suo cuore era gonfio di nostalgia per la famiglia, gli amici, il paese, udendo i rintocchi delle campane della chiesetta, si ricordava sempre dei rintocchi di quelle del suo paese in val Chisone e sognava di ritornare ed intraprendere un nuovo lavoro in Italia. Il ritorno dalla Francia non fu più tanto complicato come quello dell’andata, in quanto non ebbe più problemi alla frontiera ed inoltre aveva in tasca qualche bel franco da investire. La sua permanenza in Provenza durò appena due anni e quando rientrò in Italia, forte nelle braccia e generoso nello spirito dopo l’esperienza fatta all’estero, riuscì ad ottenere dal Comune di Roure la gestione del mulino di Villaretto Chisone, tenendolo per almeno 60 anni e quando, in seguito a varie diatribe burocratiche legate alla gestione dell’acqua per il funzionamento del mulino del grano e di tutti gli altri cereali coltivati da ogni famiglia anche su terreni brulli ed impervi, dovette abbandonarlo, ne fece una malattia.

Questo frammento di letteratura occitana racconta uno spezzato di emigrazione che ha gli stessi toni accorati e drammatici dell’emigrazione dei giorni nostri ed, ora come allora, torna a galla il concetto dell’intruso che viene a rubare il lavoro anche se si tratta di lavori che nessuno vuole fare.

In tutte le composizioni di Guido Ressent si percepisce molto chiaramente l’azione del protagonista, il suoni dell’ambiente, i profumi della natura e lo stato d’animo del soggetto che l’autore con versi toccanti riesce a far affiorare nelle sue rime.

Crescendo in Lingua 2013/2014: Adieu charmantes bergeres



 (Les bergers)

Adieu charmantes bergeres
Nous quittons ces beaux climats
Nous allons porter nos pas
Vers des terres Étrangères
Là jusqu'à notre retour
Point de plaisir, point d’amour.


(Les bergères)

Adieu nos amis, nos frères
Adieu, fidèles amants
Rapportez des coeurs contents
À celles qui vous sont chères.
Pour nous jusqu'à ce retour
Point de plaisir, point d'amour.

(Les bergers)

Sur ces montagnes lointaines
Vos troupeaux s'embelliront
Mais vos bergers souffriront
Et pour soulager leur peine
Ils n'auront dans ce retour
Point de plaisir, point d'amour. 


mercoledì 6 agosto 2014

Dalle scuole di Prarostino e San Secondo di Pinerolo

Nell'ambito del progetto "Lingue a confronto", finanziato con i fondi ministeriali della Legge 482/99, negli anni scolastici 2010/2012, i bambini delle scuole di Prarostino (infanzia e primaria) e Miradolo (infanzia), hanno realizzato una serie di materiali riguardanti la cultura e le tradizioni locali.


In particolare, segnaliamo una raccolta di tre brevi filmati in cui:

i bambini hanno ricreato un percorso tematico dalla scuola del Roc al Castel del Lupo e creato un puzzle con l'illustrazione della leggenda...


 ... hanno giocato a trasformarsi in Soursié, costruendo le maschere ed indossandole mentre ballavano nel bosco in cui è ambientata la leggenda del Tesoro della Lioudera...


 ... hanno riscoperto un antico mestiere ormai del tutto abbandonato: la "Leisìa", ovvero il bucato con la cenere e il risciacquo all'antico lavatoio, ispirandosi alla leggenda delle fate di Roca Rousa...


Gli Sportelli Linguistici della Comunità Montana ringraziano le maestre e tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di questo lavoro e auspicano, come sempre, di continuare a collaborare con le scuole del territorio all'insegna del comune obiettivo di trasmettere le lingue storiche minoritarie alle nuove generazioni.




lunedì 20 gennaio 2014

Improving...

Lo Sportello Linguistico sta realizzando un sito internet dedicato alle lingue minoritarie per raccogliere il materiale e gli studi fatti in questi 10 anni di tutela e valorizzazione, ma vuole anche migliorarsi e rispondere alle esigenze dei Comuni e della popolazione.


Quindi tocca a voi! 


Avete idee, esigenze, proposte, suggerimenti sulle attività dello sportello?! 

Contattateci via mail e scrivete le vostre proposte!